Sono nato a Al Mahalla El-Kubra il 6 Luglio del 2006 nel governatorato della Repubblica Araba d’Egitto di Gharbeya, situato a nord della capitale Il Cairo. Sono il primogenito di tre bambini nati da Nour Elsayed (mio padre), agricoltore e Fatma Ragab (mia madre) che aiuta il papà nei campi. I due fratelli si chiamano Manar e Ahmed rispettivamente di 12 e 10 anni, entrambi studenti. Mia mamma mi ha raccontato che, Eya, mia sorella maggiore, è morta quando avevo 4 anni, improvvisamente, mentre giocava a nascondino, ma sono sconosciute le cause del decesso. Sono molto legato ai fratelli più piccoli e aiutavo la mamma nella gestione della loro cura.
In Egitto sono andato a scuola fino alla terza media, poi sono entrato in prima superiore, ma ho interrotto. Ho iniziato a lavorare all’età di 13 anni. Al mattino andavo a scuola e al pomeriggio aiutavo mio padre nei campi o saltuariamente con “estranei” nei cantieri edili come piastrellista. La mia famiglia è molto povera, il papà e la mamma lavorano presso terzi. La mamma utilizzava il latte prodotto dalle mucche in nostro possesso per produrre formaggi da vendere.
Il mio desiderio più grande è poter far si che mia sorella possa studiare e diventare una ginecologa, il secondo mio desiderio è poter prendere una casa per la mia famiglia. Ho vissuto il colpo di stato di Abdel Fattah Al-Sisi nel 2013, in quei giorni ci furono molti disordini nella capitale Tanta del governatorato di Gharbeya così come nella maggior parte delle città dell’Egitto. Ricordo il presidente Anwar Al-Sadat come un grand’uomo (premio Nobel per la Pace nel 1978).
Ho deciso di partire, all’età di 14 anni e di intraprendere il viaggio per raggiungere l’Italia. Non ricordo quando sono partito, ma sono stato un anno in Libia. Sono partito da Matrouh per raggiungere Sallum con dei treni, da Sallum mi sono diretto in Libia ovest camminando per 20 ore a piedi, perché chi vuole partire per l’Italia deve farlo dalla parte ovest, da Subrata o Zuara. Il trafficante mi ha suggerito i posti dove andare,. A Sallum ho trovato delle persone che mi hanno portato in un magazzino per circa un’ora, eravamo in 300, poi sono arrivate delle macchine a caricarci per portarci in montagna. Nel tragitto siamo stati fermati dalla polizia che ci ha inseguiti e sono stato arrestato . Sono rimasto 13 giorni a Sallum, la cauzione per uscire era di di 10.000 sterline egiziane (300 euro).
In carcere mi hanno picchiato, ma non ho subito violenza sessuale. Un giorno ho sentito il mio nome dalle guardie e sono stato rilasciato. Sono tornato a Gharabeya perché avevo paura, ma sono stato ricontattato dal trafficante per ripartire su delle grandi navi. Mi rassicurava che sarebbe andato tutto bene, portandomi come esempio di un suo parente fermato dalla polizia 6 volte e per 6 volte rilasciato. Mi ha convinto, manipolandomi e gli ho creduto. Il giorno dopo sono ripartito. Sono ritornato a Sallum per la seconda volta e sono riuscito a superare, correndo e scappando dalla polizia, il confine egiziano con la Libia. Arrivato a Subrata mi hanno messo in un magazzino con altre 30 persone e li siamo rimasti per 3 mesi, anche se gli accordi con il trafficante erano di rimanere li al massimo per 15 giorni. Ricordo il nome del trafficante, che ho comunicato durante la raccolta della storia personale alla mia assistente sociale.
Dopo tre mesi a Subrata siamo partiti ma sono stato arrestato durante il viaggio in mare, per 26 giorni sono stato in carcere a Zawiya, dormivamo sul pavimento. Anche qui sono stato picchiato e ne porto i segni sulla schiena. Il debito è aumentato a 225.000 sterline egiziane (circa 6700 euro). I miei genitori hanno dovuto pagare una parte del debito vendendo due mucche (50.000 sterline) e chiedendo prestiti a ad altre persone. Ho pagato 95.000 sterline per partire e arrivare in Italia, ma sono stato ingannato dal trafficante.
Sono stato poi sequestrato dopo essere uscito dal carcere, è un pratica comune, se non paghi non ti rilasciano e così il debito è aumentato di altre 37.000 sterline che qualcuno ha pagato dall’Egitto e quindi sono stato rilasciato. Volevo tornare a casa, anche mio padre voleva che tornassi, ma alla fine ho deciso di restare in Libia e ho cercato lavoro. Ho provato ancora a partire per l’Italia ma sono stato fermato ancora mentre ero in mare partito dalla spiaggia di Zuara. Portato in Libia sono stato in carcere per 6 giorni. Altro pagamento e altro debito di 20.000 sterline. Fortunatamente ho poi conosciuto un uomo che mi ha preso a cuore e mi ha regalato un telefono, voleva addestrarmi come militare da lavoro nel porto, dovevo imparare ad usare il fucile. Io ho rifiutato tutte le sue offerte ma sono rimasto a casa sua a Zuara, era ricco ed io stavo bene.
C’erano in casa sua altri 16 ragazzi. Ho capito che voleva approfittare di noi. Dopo un mese sono partito sono partito da Zuara vicino al confine con la Tunisia. Il viaggio in mare è stato pericoloso perché il mare era molto mosso, ma non abbiamo chiamato i soccorsi. Siamo arrivati a Lampedusa. Sono rimasto a Lampedusa per 5 giorni, poi in quarantena a Comiso per 25 giorni e poi in una comunità per 15. Sono partito e sono arrivato a Cremona. Dopo tre giorni in pronta accoglienza a Cremona, sono stato trasferito a Borgonovo.
